29 Giugno 2010
COLDIRETTI: UN’ASSEMBLEA DIVERSA PER FORMA E SOSTANZA

Abbiamo costruito la migliore agricoltura del mondo e abbiamo pensato di costruire un’Italia diversa e migliore. Ma se non arriviamo sugli scaffali con questa agricoltura diversa e migliore, le nostre azioni si tramutano in ottimi spot per la televisione, usati per legittimare forme di contraffazione più o meno legale. Noi ci sforziamo per fare bene, gli altri prendono il nome e la reputazione dell’agricoltura italiana e li sfruttano al posto nostro.
Come si risolvono tutti questi problemi? Costruendo una filiera agricola tutta italiana
Innanzi tutto bisogna conquistare spazi nella filiera e “firmarla”: quindi non parlare più di materia prima agricola, ma di cibo. Nel momento in cui avremo spostato l’attenzione verso cibo noi avremo tolto di mezzo tutti i problemi, perché il cibo innanzitutto non subisce la volatilità dei mercati internazionali: è il prezzo del grano che crolla, non quello della pasta! Ma soprattutto, parlando di cibo, puoi  “firmarlo” ed evitare  così il vero grande male di questo paese: la contraffazione.  Siamo stati costretti a parlare di cibo, perché solo questo percorso ci permette di risolvere i problemi strutturali.
Oltre la rappresentanza di interessi, verso la rappresentanza di diritti e territori
Parlare di cibo e legarlo al luogo in cui viene prodotto ci costringe a qualificare il nostro territorio e ci consegna un ruolo sociale fondamentale. Se parlassimo soltanto di materia prima ci misurerebbero in termini di numero di occupati, Pil, valore aggiunto e non conteremmo nulla!  Ma se parliamo di diritti ci sfiliamo da quei meccanismi, così come la nostra assemblea si sottrae ai meccanismi delle altre rappresentanze nella forma e nella sostanza. Non parliamo più solo ed esclusivamente di questioni economiche, ma di diritti, beni comuni, territorio, cibo, trasparenza. Noi combattiamo per la trasparenza e la trasparenza è  una questione etica.
Questo nostro percorso economico, nato per rafforzare la capacità competitiva delle imprese agricole, superando le debolezze strutturali, di fatto ci eleva come organizzazione. Non siamo più organizzazione che rappresenta solo interessi, ma anche diritti, un modo di essere, la trasparenza, l’etica, i beni comuni.
E questo nuovo ruolo la società ce lo riconosce già in pieno. La gente non ci riconosce soltanto per il fatto che produciamo grano, ma soprattutto perché ci battiamo tutti i giorni per l’origine in etichetta,  per costruire farmer market dove si può consumare fresco, sano e genuino al giusto prezzo. Ci riconosce questi valori che vanno oltre l’economico e che non sono più misurabili in Pil.
C’è chi accusa Coldiretti di essere diventata un partito. E’ palesemente falso. Ma di certo  veniamo visti come un’organizzazione fortemente compatta, radicata nel territorio, che porta avanti i valori che la gente vuole nell’era dell’economia globale. Quella economia globale che fino ad oggi ha dimostrato tutti i lati negativi e nessuno ancora di quelli positivi. La nostra organizzazione rappresenta l’economia reale, quella vera. 
Vince il Paese vero
Ecco come si spiega il titolo della nostra assemblea “vince il Paese vero”.
Quando parliamo di vero ci riferiamo all’economia reale, non alla finanza!
Ci riferiamo a quella parte di industria che crede in noi, non a quella che oggi compra il grano dall’estero, domani sposterà gli stabilimenti, dopodomani si venderà pure quelli e lavorerà solo nella finanza. Quella è finzione e noi siamo la verità.
Non solo economia vera, ma anche verità di valori. Coldiretti, per rappresentare meglio i propri interessi, ha deciso di partire dagli interessi del Paese e a questo punto rappresenta gli interessi generali, di tutti i cittadini. Che cosa testimonia Campagna Amica  se non questo?
Un’organizzazione che rappresenta interessi generali si confronta con la politica in maniera diversa, non come l’ultima ruota del carro che rappresenta il 2% del Pil!  Non si tratta più, come accaduto in passato, di collateralismo. Come soggetto che rappresenta gli interessi generali in maniera così compatta ci assumiamo la responsabilità di aprire un’interlocuzione seria, forte, coerente, trasparente con la politica.
Questo significa avere il coraggio di dire ai nostri soci e alla gente  che rispetto a questo modello  condiviso, un certo partito o una certa persona fisica politica, durante il suo mandato, si è comportato bene o male, soprattutto nel momento in cui si vota. Poi la nostra gente saprà scegliere da sola come comportarsi!  Quando sei trasparente e coerente te lo puoi permettere.
Vogliamo essere, quindi, soggetti che si interpongono tra società, persone, imprese e politica nella maniera più trasparente possibile, non da cuscinetto come fanno le altre forze sociali che oggi  si auto-legittimano con la politica. Noi abbiamo scelto un’altra strada. Abbiamo deciso di mettere in piedi un ‘progetto’, che si regge in piedi sui valori veri, reali.
E per quello che ci compete, questa strada la rappresentiamo pure, con un modello e un progetto economico, che tocca interessi economici, oltre che diritti e interessi sociali. Un’attività di coerenza che va oltre quello che sarebbe l’impegno di una organizzazione di rappresentanza. Noi, invece, ci siamo anche assunti la responsabilità di metterci la faccia coraggiosamente. Nessuno lo fa in questo paese.  L’abbiamo fatto con i soldi nostri, non con quelli degli altri.
E alla politica abbiamo  chiesto solo di lasciarci fare.  Ma forse il 2 luglio sarà  la giusta occasione per chiedere alla politica di valutare  le forze sociali non solo per quello che rappresentano  ma anche per i modelli scelgono e per le idee e i valori che sostengono.
E  noi ci vogliamo caricare non solo della responsabilità, ma anche dell’orgoglio di essere questa grande forza in un momento così complesso del Paese. Dobbiamo essere orgogliosi di essere uno dei pochi tessuti connettivi che creano coesione in Italia e che possono permettersi di fare ragionamenti senza sbavature e senza essere richiamati nell’incoerenza o nella contraddizione. Potranno forse accusarci di aver commesso degli errori, ma mai che non siamo coerenti!
Siamo già a  metà strada. L’altra mezza dipende da quanti di noi ci metteranno la faccia fino in fondo

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