Si va verso la nuova norma ridefinisce le aree idonee, che possono essere individuate a terra e a mare
Costruire una norma regionale che dia risposte ai territori e tenga conto dell’obiettivo al 2030 del raggiungimento dei 6,3 GW.
Riprende in Regione, dopo lo stop del Tar del Lazio alla norma nazionale, il percorso relativo alla disciplina sulle aree idonee alla localizzazione di impianti a energia rinnovabile, alla luce delle nuove norme nazionali (decreto legge 175/2025, come convertito dalla legge 4/2026).
La nuova norma ridefinirà le aree idonee, che possono essere individuate a terra e a mare. Tra le aree idonee individuate dalla normativa nazionale figurano, tra le altre, i siti oggetti di bonifica, le cave abbandonate, le discariche chiuse.
Tuttavia, permangono criticità. La novità principale è che viene inoltre rafforzato il principio di interesse pubblico prevalente, in relazione all’installazione degli impianti, riducendo la facoltà di enti locali e Regioni di intervenire sulle autorizzazioni.
Alle Regioni viene data facoltà di individuare ulteriori aree idonee, oltre a quelle previste dalla norma nazionale: tutto il resto, fatte salve le aree di rispetto ricomprese nel perimetro dei beni sottoposti a tutela, rientra nelle “aree ordinarie” dove, in sostanza, non è vietata l’installazione, ma si procederà a una valutazione caso per caso (in buona parte dei casi, servirà un’autorizzazione unica in capo alla Regione).